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15.11.10

Paesaggio sonoro | organo marino di Zadar_Croazia



"(...) si raccontava come i cinesi usassero piantare vicino alla finestra delle loro abitazioni delle canne di bambù per udire il fruscio delle canne mosse dal vento. Ho cominciato allora a capire che nel giardino, una volta che si fosse arrivati a possederne uno, si potevano raccogliere e disporre piante e fiori presi nei luoghi più lontani, ma che quegli oggetti potevano avere un senso che andava al di là e oltre la loro presenza immediata, che dentro i suoi confini si poteva anche addomesticare il vento e renderlo musica, o attirare il merlo e l'usignolo."
Tratto dalla prefazione di Ippolito Pizzetti al libro I giardini cinesi di Chen Congzhou, (2002)Franco Muzzio Editore

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30.10.09

la lezione vivente degli ulivi















Per giudicare e amare un giardino occorre prima di tutto frequentarlo, averlo conosciuto attraverso i propri occhi, i propri passi. C’è un’unica eccezione che mi sento di fare ( e non riguarda il giardino, ma le fotografie), in cui la fotografia non mente, ma solo riproduce e parla: è la mostra sugli ulivi di Puglia che si è tenuta recentemente a Roma. Perché, oltre la qualità delle singole fotografie, conta più ancora, a mio avviso, la suggestione che esercita la vista di quei mostri ( nel vecchio senso latino di mostrum), monumenti vegetali, ciascuno lavorato nei secoli (perché non pochi di questi hanno più secoli di vita) dalle intemperie e dalla mano dell’uomo.
Suggestione, almeno così opera su di me e in me, che si traduce immediatamente in attrazione, nel desiderio di poterli avere sotto gli occhi e conservarli vivi nella memoria; di vederli, quegli ulivi, nella loro luce marina, sparsi nella loro liberissima distribuzione, non mai in un disegno, come negli uliveti più tardi che siamo usi vedere in Puglia o in diverse altre regioni del nostro paese. E non conta poco anche la terra rossa da cui emergono.
Li ho visitati quei luoghi, ormai diverse volte, ma mi è rimasto fitto dentro il desiderio di tornare, di muovere da uno all’altro, di esplorare metro per metro il loro regno, e riconoscerli, ciascuno nella sua forma.
E voglio ancora ricordare che per me personalmente l’aver visto e visitato quest’area ripetutamente negli anni ha costituito una rivelazione, forse la lezione più importante sul disporre gli alberi che ho avuto nella vita; perché in nessun altro luogo come qui, dove sono in massima parte ottenuti (e divenuti quali sono) attraverso gli innesti operati sugli Olivastri selvatici, gli Ulivi sono nati e cresciuti come natura ha voluto sul luogo. Alberi isolati, conoscibili in ogni loro particolare da ogni lato, non mai ed in nessun momento privati della luce che li abbraccia: sono questi ulivi il mio modello ideale. E se mai avessi la fortuna di progettare un parco, vorrei mostrare di aver appreso la loro lezione, assegnando a ciascun albero il proprio giusto spazio, quel tanto di vuoto necessario di cui abbisogna e la cornice che a ciascuno compete, secondo un dettato appreso in una lunghissima durata, tutta una vita di quasi ottanta anni di familiarità col mondo vegetale.

Ippolito Pizzetti

tratto da Naturale inclinazione, Ippolito Pizzetti, editore Motta on line


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